Torino, 07 Maggio 2021

Compagnia dei Caraibi non solo rum e aguardiente

Tra i protagonisti di Gourmet nel settore beverage ci sarà anche la Compagnia dei Caraibi, azienda nata a Vidracco (To) nel 1995 che si occupa di importazione e distribuzione di prodotti provenienti da ogni parte del mondo, aguardiente e altre bevande. Approfondiamo la conoscenza delle attività con Tigre Ciliegio, fondatore dell’Azienda.

Come è nata l’idea di importare i prodotti da Cuba? Perché proprio Cuba?
Lo spunto per la nascita della Compagnia dei Caraibi – ci racconta Tigre – arriva in modo casuale. Parte da un’azienda di famiglia che produceva alimentari e da un viaggio premio dedicato ai nostri agenti. Era un evento che organizzavamo ogni anno e che prevedeva di visitare, di volta in volta, paesi di un certo fascino, in giro per il mondo. Fu così che nel corso di questi viaggi, un anno andammo a Cuba. Eravamo alloggiati a una quarantina di chilometri dalla città più vicina: Santiago de Cuba. Non c’erano taxi o auto da noleggiare. Decisamente un posto isolato.
Io non amo stare in spiaggia, non sapevo cosa fare – prosegue Tigre – però casualmente una mattina vidi che vicino a dove soggiornavo passava una “guagua”, uno di quegli autobus cubani, autobus che non si sa quando partono né quando arrivano, che andava a Santiago. Ci salii senza esitazione. La “guagua”, era stracarica, affollata di cubani che andavano in città portando roba da vendere: uova, galline appese...
Fu un viaggio lungo e avventuroso – continua Tigre – e alla fine arrivammo a Santiago. Scoprì quindi che in città si svolgeva la Fiera del Caribe. Dall’affollamento capì che era un evento importante. Il più importante del Caribe mi disse uno degli espositori. Ai miei occhi appariva come una piccola fiera di una nostra provincia, solo più caratteristica e colorata. Qui, girando fra un banco e l’altro, conobbi il manager responsabile dell’import export di un’azienda di birra locale. Scoprì nel conversare che producevano anche rum e aguardiente. Presi qualche bottiglia di birra e la sera stessa ne parlai con i miei collaboratori, accolto da un entusiasmo generale. Così è scattata la molla dell’importazione e la “storia” ha avuto inizi.

Parlando di importazione di liquori a livello internazionale è inevitabile pensare alla burocrazia correlata. Quanto ha inciso all’avvio dell’attività e quanto incide ancora oggi? Ad esempio, una volta scovato il prodotto giusto, qual è il processo da seguire per la sua importazione? In termini di tempo quanto ci vuole?
Così l’attività attuale nasce con l’importazione di birra. E poi ci sono voluti ben due anni per superare gli intoppi burocratici – puntualizza Tigre –. In birreria, lo scoprì solo alla prima visita, non avevano né bottiglie, né tappi, né etichette, imbottigliavano in bottiglie recuperate. Così dovetti provvedere a realizzare bottiglie ed etichette, che inviavo io a loro. Solo dopo tutto questo lavoro iniziammo a importare la birra in Italia.
Ancora oggi la normativa ci impone il massimo dell’attenzione: una volta individuato il prodotto, verificato il livello qualitativo e gustativo, dobbiamo rendere il prodotto importabile in Italia: spesso facciamo apportare modifiche alle etichette, oppure alla capacità della bottiglia.

                                       


Oggi i vostri occhi guardano, per così dire, a 360 gradi sul mercato internazionale alla ricerca di prodotti meritevoli da importare in Europa. Nell’ambito di una gamma così ampia tra cui scegliere, che tipo di approccio seguite nella selezione dei prodotti? Quali sono i metodi di ricerca e quali i criteri di selezione?
Cerco solo prodotti che mi diano un’emozione, che abbiano una storia da raccontare – conclude Tigre – e voglio anche conoscere chi li produce, sapere come lavora. Devo sentire che chi l’ha prodotto ha qualcosa da trasmettere, prima ancora dell’assaggio.
Evito chi fa le cose solo per soldi. Il denaro è importante, ma da solo, per il mio modo di lavorare non basta. Io non mi arricchisco approfittandomi del bisogno di un altro. Se scelgo un produttore, mi unisco a lui per lavorare meglio e di conseguenza per portare un nostro contributo positivo alla società. Questa mia visione del mondo, del mio lavoro, l’ho trasmessa anche ai miei figli, Iguana Mangrovia Ceo e Memfi Baracco Brand Ambassador, che lavorano in azienda e ai miei collaboratori. Questa filosofia si ritrova nella qualità dei nostri prodotti. Sono prodotti da degustare in giusta misura, che aiutano ad apprezzare la vita.


Come è impostata la vostra strategia di distribuzione in Italia? Quali sono le vostre politiche?
Oggi abbiamo oltre cento agenti di vendita in tutto il Paese, garantendo quindi distribuzione nazionale del prodotto.

Qual è il vostro prodotto di punta? E il prodotto più richiesto?
Oggi – riprende Tigre – noi trattiamo solo prodotti “super premium”, che si possono trovare tanto nei bar di prestigio quanto nelle enoteche. Nel nostro ampio catalogo si possono trovare i rum più pregiati, ma anche i migliori gin, tequila, mezcal, cachaca, whisky, vodke, e altro come ad esempio il Vermut Carlo Alberto, un prodotto storico finito nel dimenticatoio. Una vera e propria rinascita di un famoso prodotto tipico italiano, un pezzo di storia d’Italia. Compagnia dei Caraibi, attualmente, importa oltre 400 prodotti da più di 26 Paesi. Per fare solo alcuni esempi, tra i prodotti più richiesti importiamo in Italia Rum Diplomatico, Rum Botran e Gin Mare.

Se dovesse fare un identikit del consumatore ideale dei vostri prodotti come potrebbe essere? Grande intenditore, semplice appassionato, giovane, etc.?
I nostri sono prodotti che si posizionano su una fascia medio alta / alta di prezzo, sono prodotti con un forte carattere che nelle maggior parte dei casi si prestano bene alla miscelazione ma ancora meglio alla degustazione. Il nostro lavoro è quello di ricercare prodotti non conosciuti in Italia per offrire esperienze nuove al consumatore. Fino ad un certo punto di questo percorso ci rivolgiamo a intenditori ed appassionati che sono i primi ad apprezzare i nostri distillati. Naturalmente, in un secondo momento, non manca il coinvolgimento dei giovani, soprattutto con i prodotti adatti alla miscelazione che finiscono spesso per creare una vera e propria tendenza, come avvenuto con Gin Mare.

Fornite anche bar o hotel?
Lavoriamo soprattutto con bar, ristoranti, hotel ed enoteche che sono il nostro primo e privilegiato interlocutore. Abbiamo però anche solide relazioni con grossisti e Cash&Carry.

Che consiglio (o consigli) dareste a un giovane imprenditore che volesse aprire un’attività come la vostra?
L’unico consiglio che penso di poter dare è che bisogna avere coraggio e puntare sulla qualità. Noi abbiamo impostato la nostra strategia basandoci su prodotti che garantissero alta qualità e non me ne sono mai pentito.

A Gourmet incontrerete un pubblico di professionisti nell’ambito della ristorazione e del food&beverage. Cosa presenterete a Torino e cosa vi aspettate dalla partecipazione all’evento?
Gourmet sarà l’occasione per presentare una buona parte della nostra selezione di distillati provenienti da ogni parte del mondo: saremo presenti con tutte le categorie di prodotto. Dai più classici rum, gin, vodka e whisky, per poi offrire una panoramica sui prodotti a base agave, come tequila, mezcal e raicilla; non mancherà anche il sake che negli ultimi tempi sta guadagnando grande attenzione. Dalla Francia presenteremo i cognac, calvados e lo Champagne. Infine, non potrà mancare il nostro orgoglio, il Vermut Riserva Carlo Alberto. Ci aspettiamo di incontrare professionisti del settore attenti alla qualità e alle novità presenti sul mercato e con i quali vogliamo creare non solo semplici relazioni commerciali ma soprattutto condividere un percorso di crescita insieme.