Torino, 17 Maggio 2021

Le startup gastronomiche italiane piacciono all'estero.

Le aziende startup innovative stanno cambiando il nostro rapporto con cibo e ristorazione. Anche quelle italiane, che si sono sviluppate così bene negli ultimi mesi da suscitare le mire straniere. Già, è in corso un arrembaggio estero alla startup nostrana del cibo: il noto sito Tripadvisor ha comprato due startup italiane, Restopolis e Mytable (a una cifra non comunicata), per lanciare anche da noi The Fork. Su TheFork.it è possibile quindi prenotare un tavolo, con lo sconto fino al 50 per cento, in 5 mila ristoranti italiani, che diventeranno 7 mila entro fine anno.

Ma che sta succedendo? «Già, è proprio una cosa curiosa. Notevole. Fino a pochi mesi fa non se le filava nessuno queste bellissime nostre startup e ora c’è una corsa», commenta Andrea Rangone, a capo degli osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. «Succede che il digitale sta cambiando anche il settore del cibo. Persino in Italia, dove lo si pensava immune all’innovazione, essendo molto legato alla tradizione e frammentato in decine di migliaia di esercizi».  

«È comunque ancora un settore difficile. Le startup sono costrette ad andare dai ristoratori uno per uno, per convincerli a entrare network della prenotazione. Non basta certo una mail…», spiega Rangone.

Non si tratta del resto di una semplice prenotazione. Su The Fork c’è un sistema di punti fedeltà e di sconti. Qualcosa a cui i ristoratori hanno avuto solo in parte modo di abituarsi grazie a Groupon. The Fork, a differenza di questo sito di coupon, mira infatti a creare un rapporto più profondo tra cliente e ristoratore, grazie alla carta fedeltà e dei punti. I ristoranti dovranno imparare a trattare questi informazioni, per conoscere meglio i propri clienti e calibrare l’offerta, un po’ come fanno già i grandi magazzini.

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Questa ondata digitale che si sta abbattendo sulla ristorazione è parte di un fenomeno più grande, che parla di come le startup stanno innovando il rapporto tra noi e il cibo. In generale, il fil rouge delle novità è una spinta per una maggiore consapevolezza nell’utilizzo e verso un maggiore potere consegnato nelle mani dell’utente. Nel pieno spirito di internet, diventiamo più attivi fruitori di un servizio: il fenomeno già noto nel mondo dei media, investe anche cibo e ristorazione.

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Tutto questo fermento lascia però un amaro in bocca: «Peccato che a comprare le startup del cibo siano stati finora colossi stranieri», dice Rangone.  «Certo avrei preferito che questa innovazione restasse in Italia. Ma il nostro settore startup è ancora in fasce. Sta crescendo bene, con la spinta di buoni venture capitalist, ma i capitali disponibili sono ancora pochi». Scontiamo la miopia di Governi - quelli precedenti a Monti e quindi segnatamente le legislature Berlusconi - che non hanno favorito la crescita dell’ecosistema startup, restato pressoché immobile per dieci anni. Adesso c’è l’opportunità di crescere, ma nel frattempo la nostra innovazione se la “mangiano” gli stranieri.

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